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venerdì 6 giugno 2014

Pitture "termiche" o "termoisolanti"

Da molto tempo il mercato offre vernici per edilizia ad effetto termoisolante, la composizione di queste varia dalle micro sfere cave di vetro o ceramica, a quelle con composizione nanotecnologica brevettata, tutte quanto presentano caratteristiche tecniche raffinate e molto interessanti, tutta via sia io che molti miei colleghi abbiamo sempre avuto parecchi dubbi su tali prodotti, dubbi assolutamente leciti conoscendo quelli che sono i normali prodotti isolanti.

Di fatto ho sempre voluto testare alcuni di questi prodotti per comprenderne le vere funzionalità, purtroppo non ne ho mai avuta occasione sebbene inizialmente pensavo di applicarle anche in casa mia, al mio posto c'ha pensato Altroconsumo che ha testato 4 pitture termoisolanti pensate per l' edilizia. Altroconsuo ha pubblicato tutti i risultati delle prove fatte sulle vernici temoisolanti sulla rivista Casa&Clima di cui riporto il seguente link diretto "Pitture termoisolanti test di Altrocunsumo su 4 prodotti"

I risultati dei test hanno confermato i miei dubbi, tali pitture non possono sostituire in alcun modo un isolamento tradizionale, il loro costo rispetto al benefico oggettivo dato è tutto da valutare.

E bene far presente che tale test è valido solo per i prodotti testai, altri prodotti presenti sul mercato sarebbero a testare nello stesso modo per verificare la loro effettiva efficacia.

Personalmente trovo queste pitture più interessanti se applicati all' esterno ed utilizzate per riflettere parte della radiazione diretta del sole esattamente come fa l'ottimo ZEFFLE IR Proflexum dedicato al raffrescamento passivo degli edifici riflettendo la radiazione diretta del sole, se la mia ipotesi è fondate queste pitture sarebbero ben più utili per contrastare il surriscaldamento estivo più che a contenere le dispersioni termiche, cosa peer altro che dai test effettuati da Altrocunsumo risultano inefficaci.

Prima di scegliere un qualsiasi prodotto isolante o riflettente è sempre bene basarsi sui risultati effettivi ottenibili e far eseguire delle prove di termografia e termoflussimetria per verificare l'effettivo risultato.

lunedì 5 maggio 2014

Controlli termografici sul fotovoltaico

L'estate si avvicina ed è ora dei controlli periodici sugli impianti fotovoltaici, come già mostrato in passato il binomio, prove termografiche abbinate alle misure di performance e curve dei moduli si è dimostrato vincente non solo per quanto riguarda la manutenzione predittiva degli impianti ma sopratutto per la diagnosi e risoluzione dei problemi di sottoproduzione degli stessi.

Tra le casistiche più diffuse vi è sicuramente lo sporco e fenomeni di ombreggiamento mal considerati.
Lo sporcizia sui moduli è spesso sottovalutata, si tende infatti a considerare che la pioggia pulisca i moduli, purtroppo non è così sopratutto se i moduli hanno inclinazioni minime, in oltre in ambienti particolarmente aggressivi e polverosi sui moduli fotovoltaici si deposta una pattina tenace che non può essere rimossa con la semplice acqua ma richiede un intervento di pulizia meccanica profonda con appositi solventi e spazzole.

La differenza dopo la pulizia è palese, come è visibile in foto la pattina depositata sui pannelli sporchi in basso rispetto a quelli puliti in alto è netta,




La differenza è apprezzabile anche termicamente, le temperature dei moduli puliti sono nettamente più basse rispetto quelli sporchi, ciò si traduce in maggior produzione e maggior efficienza dei moduli stessi.


la sporcizia parzialmente dilavata tende ad accumularsi sul bordo inferiore della cornice dei pannelli creando un deposito che va ad aumentare nel tempo, minore è la pendenza del modulo e maggiore sarà il ristagno e deposito di sporcizia parzialmente dilavata.
E' impensabile che un impianto fotovoltaico produca correttamente in queste condizioni.


Lo sporco può essere presente anche negli impianti a terra, gli effetti sono sempre i medesimi, fenomeni di Hot spot, surriscaldamento dei moduli, decadimento di produzione ed efficienza.
E' importante ricordare che l'acqua piovana non è pulita, le polveri presenti in sospensione nell' atmosfera ricadono assieme alla pioggia, ma sopratutto la pioggia non può dilavare determinati residui. 

La trascuratezza degli impianti fotovoltaici può portare a danni gravi, viste le tensioni e le correnti in gioco nelle stringhe fotovoltaiche, spesso un difetto o un problema sfocia in un danno violento come è successo in questa scatola diodi completamente bruciata 



Molti di questi problemi sono identificabili con un accurata ispezione termografica in quanto i surriscaldamenti delle scatole diodi dei pannelli fotovoltaici sono un tipico problema riscontrabile con la termografia anche senza aver accesso al lato posteriore del modulo, è per tanto riscontrabile anche sui pannelli integrati o parzialmente integrati nelle coperture.

Sulle coperture, questo problema è particolarmente insidioso in quanto un guasto tutta via limitato può trasformarsi in un incendio con gravissime conseguenze 


Questo può far capire come la manutenzione e il controllo periodico a scadenza programmata degli impianti fotovoltaici sia essenziale a fronte del costo stesso dell' impianto concepito come investimento.

I controlli sono un capitolo a parte, possono essere eseguiti in modo differente, il più completo ed esaustivo è un controllo che unisca la prova qualitativa termografica alle prove di misura strumentali sulle singole stringhe ed inverter, essendo quest' ultime le uniche che possono dare un responso numerico sullo stato di performance delle stringhe stesse.
Al momento il modo più pratico e veloce per esaminare impianti di dimensioni fino ad un 1Mwp sia a terra che su tetto è tramite cestello, con trasbordo diretto sul tetto, ed ispezione a piedi tra i moduli, in questa occasione è possibile fare misure puntuali sia sul modulo che valutare ogni singolo modulo preso in rassegna con un ispezione visiva ravvicinata.
Per compiere le medesime ispezioni qualitative si inizia a paventare l'uso di droni  multirotore, tutta via fino sarà un possibile futuro in base a quanto sarà permesso dal nuovo regolamento ENAC, di fatto ad oggi non è possibile proporre questo tipo di attività se non operando in una zona "grigia" al limite tra legalità e non.  









martedì 15 aprile 2014

A great capture

Semplicemente bella, si, è una foto fine a se stessa, senza alcun significato termografico di  particolar pregio tecnico,  a me piace molto, e va dritta nell' archivio "mezzi pesanti" :-)





martedì 1 aprile 2014

Flir Tools Mobile per iOS7

Avevo già recensito il software per termografia Flir Tools Mobile nella versione per Android, dalla prova ero rimasto piacevolmente stupito per le funzionalità indubbiamente utili in certi casi di applicazione, questo mi ha spinto a provare il medesimo software si iPhone tutta via per le ristrette dimensioni del dispositivo mobile la cosa risulta decisamente scomoda e al limite della fruibilità, tutta via è possibile usarlo come archivio Cloud per i termogrammi e per la condivisione su TV o schermo tramite l'AirPlay.

Di recente ho acquistato un iPad mini per usarlo come database delle perizie tramite Cloud cosa molto utile quando si è in giro e non ci si vuole portare in giro il PC.
Ho quindi deciso di installare sull' iPad l'app Flir Tools Mobile.

   
L'anteprima delle immagini è veloce e molto chiara, ad ogni immagine viene associata la foto visibile se presente, l'interfaccia touch funziona esattamente come per l'app immagini.

 
Grazie allo schermo di ottima qualità le immagini appaiono chiare e ben definite, la praticità di averle su uno schermo grande e portatile risulta molto comodo quando si presentano al cliente.



Come sempre l'immagine può essere analizzata e modificata per nelle palette grafiche a proprio piacimento per evidenziare gli Hot spot di proprio interesse, le palette disponibili sono sempre le stesse e si possono scorrere sull' interfaccia grafica a rullo a scomparsa.



I dati relativi ad ogni immagine vengo raccolti un un unica tabella molto completa e chiara la quale raggruppa tutte le informazioni necessarie per risalire ai parametri fondamentali di cui è composto il termogramma.



Non manca la possibilità di visualizzare i dati GPS dell' immagine se presenti e visualizzare il punto dove è stata scattata direttamente su Google map, purtroppo non è possibile associare tramite il dispositivo mobile la posizione GPS se la termocamera che si utilizza è priva di GPS ( o lamento non ho ancora trovato il modo di farlo)


Il software di analisi è completo ed identico alla versione per Android, i ROI applicabili sono molto simili a quelli dell' interfaccia PC e sono subito riconoscibili dall' utente, tutta via come ho già constatato in passato su un tablet Android è meglio usare una pennino tattile per essere più precisi, usare le dita non è proprio il massimo. 


Se il termogramma è abbinato ad una foto visibile si possono usare gli strumenti per la visualizzazione multispettrale, il picture in picture, l'immagine sfumata.



Ovviamente è possibile creare una sorta di report termografico utilizzando i medesimi Tempalte del software PC, i campi di personalizzazione sono sempre gli stessi, può essere comodo per i sopralluoghi veloci.



Ma dove è davvero utile un dispositivo mobile con questo tipo di software a bordo ? 
A mio avviso il suo vero punto di forza è la condivisione , è questo che rende davvero utile lo strumento, ovvero il poter lavorare sul campo ed aver in modo automatico ed immediato una copia del lavoro su Cloud magari condiviso con una postazione remota dove un nostro collega può già iniziare il lavoro di analisi o può supportarci nel lavoro su campo.


Il primo metodo di condivisione è l' E-mail tutti i nostri termogrammi possono essere allegati ed inviati in modo veloce tramite Mail.

 
I termogrammi trasmessi dalla termocamera al nostro dispositivo mobile possono essere salvate sul dispositivo stesse, o su Dropbox.


Il pannello di condivisione vero punto di forza del software è davvero molto completo si può scegliere ta DropBox, Box.net, e client FTP, chi già utilizza questi sistemi per l'archiviazione o consultazione da remoto di file o documenti ne avrà già percepito l'utilità e le potenzialità, apprezzo molto questo tipo di approccio, è più sicuro per il salvataggio del lavoro fatto, ed è estremamente comodo per avere tutto in linea sempre e in ogni posto senza la comodità di un pc che pesa 2 chili e mezzo.  


Ovviamente la condivisone è bilaterale, e dal tablet è possibile accedere agli archivi su Cloud o importare le immagini direttamente dalla termocamera.
L'Ipad funziona anche come Hot spot personale quindi la connessione e la sincronizzazione WiFi con la termocamera è immediata e senza problemi.

Flir Tools Mobile è stabile, veloce, davvero un buon software portatile, rappresenta un nuovo approccio per sfruttare sul campo tutte le nuove potenzialità delle termocamere,  lo consiglio vivamente.















 

venerdì 14 marzo 2014

Infiltrazioni dalle coperture piane


La verifica delle coperture piane.
Spesso le coperture piane sono soggette ad infiltrazioni dovute più che altro al deterioramento della guaina di copertura, solitamente si procede nel rappezzare la fessurazione con un nuovo strato di guaina , nei casi più estremi si ricopre tutto il tetto con una nuova guaina.
Così nel tempo sulle coperture piane si ritrovano strati su strati sovrapposti di guaine che hanno aumentato inutilmente gli spessori modificando pendenze e riducendo i canali di scolo senza risolvere adeguatamente il problema infiltrazione.
In più occasioni mi è capitato di trovare fino a 6/8 strati di guaina catramata sovrapposta, gli stessi strati spesso erano tra loro scollati, questa situazione permette all' acqua di infiltrazione di diramarsi in più punti senza uno schema preciso seguendo le varie cavità e pendenze che sono presenti tra i vari strati di guaina.
Un ottimo sistemo per la mappatura delle infiltrazioni è l'utilizzo della termografia, essa infatti sfruttando la maggiore capacità termica dell' acqua permette di identificare in modo oggettivo tutte le zone della copertura ove può essere presente acqua o umidità infiltrata tra le guaine.

Nel caso di infiltrazione dal tetto questo una ripresa termografia dall' alto permette di isolare la zona dove si presenta l'infiltrazione delimitandone il perimetro e permettendo di agire in modo circoscritto, questa applicazione è conveniente per le grandi coperture presenta dei limiti se in copertura è presente ghiaia o numerosi manufatti o impianti che impediscono la ripresa corretta e limitano l'irraggiamento uniforme della copertura.

I nuovi droni automatici muniti di termocamera portatile miniaturizzata renderanno queste ispezioni molto convenienti e veloci, tutta via la sola termografia non è esaustiva è sempre necessario verificare con altri strumenti dedicati al rilievo dell' umidità le zone che si è identificato con la termocamera.

giovedì 27 febbraio 2014

Cappotto bagnato cappotto sfortunato

Lo scopo del cappotto termico è quello di preservare le dispersioni termiche, come abbiamo visto in precedenza esso può essere realizzato sia internamente che esternamente ed essere costituito di vari materiali con proprietà isolanti differenti.

I materiali per cappotti non sono tutti uguali, essendo costituiti da materiali diversi hanno comportamenti differenti cosi come reagiscono in modo differente al contatto con l'acqua.
Se gli isolanti come l'XPS, e il vetro cellulare sono praticamente insensibili all' assorbimento di acqua così non è per i materiali fibrosi come fibra di legno, lana di roccia, lana di vetro. 

Se questi materiali assorbono acqua causa, difetti di posa dei teli impermeabilizzanti, rotture di impianti, esposizione alle intemperie, non solo perdono le proprie capacità isolanti ma possono essere seriamente compromessi al punto di dover essere sostituiti.

Spesso le la lana di roccia viene usata come isolante posta in intercapedine nelle pareti di cartongesso, è prassi molto comune questa negli isolamenti interni delle pareti di strutture prefabbricate ad uso commerciale.
Questo sistema funziona molto bene e garantisce ottimi livelli di comfort, tutta via in caso di infiltrazioni o guasti da impianti richiedono una valutazione attenta dei danni, questo è il caso sotto riportato dove dal termogramma è visibile l'area del cappotto interno che ha letteralmente bevuto acqua dall' impianto a ventilconvettore rotto del piano superiore.


E' inutile dire che un cappotto in queste condizioni è totalmente inutile se non dannoso, vista l'entità del danno una volta eseguito un saggio in una porzione di cappotto bagnato si è constatato che il materiale isolante era compromesso e si è preferito sostituirlo tutto.

Attenzione anche l'Eps non è esente dai danni da acqua sopratutto se vi rimane immerso per un lungo periodo.
In caso di infiltrazioni o perdite a ridosso di cappotti è sempre bene valutare lo stato del cappotto stesso in fase di ripristino dei danni.